Anno Accademico 2010/2011

Il dodicesimo anno di attività del Coro dell’Università di Pisa si apre con il concerto del 7 settembre, tenutosi nella magnifica cornice della Certosa di Calci in occasione del Congresso della Società Italiana di Geologia; vengono la riproposti Messa in sol maggiore di Schubert e Hymne di Mendelssohn, cui si aggiungono Di canti di gioia e Gaudeamus, immancabili nelle comparizioni di rappresentanza.

Il 27 settembre, il Coro è nell’Aula Magna Nuova del Palazzo “La Sapienza”, per offrire un Preludio musicale per l’apertura della Giornata Europea delle Lingue. Oltre agli inni studenteschi (Di canti di gioia e Gaudeamus), sono eseguiti Tace il vento, da “I due Foscari” di Giuseppe Verdi, e An die Freude, dalla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Il mese successivo si tiene presso la sede della Biblioteca Francesestica un applaudito concerto per la presentazione del volume I manoscritti del Fondo Malagoli.

Domenica 14 novembre al Palazzo dei Contressi, per la celebrazione dei 25 e 50 anni dalla Laurea, il Coro rispolvera una delle componenti più amate del suo repertorio: la Suite Toscana, serie di canti della tradizione popolare di questa regione, su arrangiamento di Claudiano Pallottini.
La prima parte dell’anno accademico si chiude il 15 dicembre, con il tradizionale concerto natalizio, nella superba chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno; oltre al Coro dell’Università di Pisa, sono presenti la pianista Chiara Mariani ed i solisti della Tuscan Chamber Orchestra (sei violinisti, due violoncellisti e un contrabbassista), nonché il soprano Virginia Puccini, il contralto Margherita Porretti, il tenore Alfio Vacanti e il baritono Alessandro Luongo. Alla direzione, come sempre, il maestro Stefano Barandoni; presenta la serata la madrina del coro, professoressa Carolyn Gianturco.

Il programma, suggestivo e molto articolato, richiede grande duttilità espressiva e tecnica. Si inizia infatti con il suggestivo Magnificat di Albinoni, splendido esempio di musica tardo barocca, per saltare poi nel mondo malinconico eppure gioioso dei
Gospel, cui seguono alcuni dei più famosi canti della tradizione natalizia internazionale, da Still Still a Les Anges dans nos Campagnes, da White Christmas a Jazz Gloria, fino a Merry Christmas e Jingle Bells.
Nonostante la serata molto rigida, l’atmosfera si è subito scaldata ed il Coro ha concesso ben due bis: Halleluja, dal “Messiah” di Haendel, e un’altra esecuzione di Jingle Bells, questa volta con tanto di… cappellini rossi di Babbo Natale, calzati a sorpresa da tutti i coristi!

Con il nuovo anno si aprono i festeggiamenti per il 150° dell’unità d’Italia: il 26 febbraio le sezioni maschili suggellano con pezzi di Verdi la presentazione delle iniziative pisane per l’anniversario nazionale, in occasione della conferenza stampa tenutasi presso il Teatro Verdi. L’11 marzo il coro al completo si esibisce presso la Sapienza per il conferimento del Cherubino; il 17 dello stesso mese le sezioni maschili, in collaborazione con il Crocchio Goliardi Spensierati, interpretano i canti risorgimentali inseriti nella recita del poemetto in vernacolo pisano “Curtatone” di Dario Vanni, che si tiene nell’Aula magna nuova del Palazzo “La Sapienza”. Al repertorio di canti patriottici si aggiunge il coro “Si ridesti il Leon di Castiglia”, dall’Ernani di Verdi; lo spettacolo è replicato il 16 maggio alle Piagge.

La festa del 2 giugno, nel giardino della Prefettura, vede l’esecuzione di alcuni cori di Verdi, fra cui “Gli arredi festivi”, primo coro del Nabucco, e dei canti risorgimentali. L’esibizione si chiude con l’Inno nazionale, seguito e cantato da tutto il pubblico, malgrado la pioggia che comincia a cadere all’improvviso.
Il 15 di giugno il coro dell’Università di Pisa si esibisce nel suo Dodicesimo concerto annuale. Va in scena Vivaldi.
Coprotagonisti della serata sono la Tuscan Chamber Orchestra (violini solisti: Antonio Aiello e Simone Calcinai), il soprano Federica Nardi ed il Contralto Sara Bacchelli, collaborazioni preziose già in altre occasioni musicali.
Il coro, composto da circa 120 fra soprani, contralti, tenori e bassi, riempie la scena, suddividendosi in un gruppo maggiore centrale e due minori laterali, con un grandioso risultato scenico.

Gli strumenti, anch’essi scanditi in due orchestre che si fronteggiano, saggiano i primi accordi di “Domine ad adjuvandum me” per soprano, doppio coro e doppia orchestra. Il Maestro Stefano Barandoni prende posto, richiama gli interpreti con uno sguardo. La musica si spiega nella chiesa ormai gremita, in un susseguirsi di frasi ed imitazioni.
Gli archi anticipano la concitazione quasi giocosa che il coro interpreta, invocando più volte l’aiuto di divino con toni festosi, accavallando parole e subito distendendosi in frasi più serene, come se l’aiuto fosse già qui, a portata di mano. Segue “Gloria Patri”, affidato alla voce ricca del soprano, cui risponde il “Sicut erat in principio”: l’inizio solenne è subito vivacizzato dalla fuga conclusiva, in cui il soggetto di un “Amen” a note lunghe si sovrappone al controsoggetto sbarazzino “Et in saecula saeculorum”, dai passaggi veloci e dalle molteplici variazioni.

Alla fine di questa prima parte il coro si ritira, lasciando spazio al meraviglioso Concerto in la minore per due violini e orchestra, che traccia sublimi immagini sonore nel silenzio della chiesa. Il pubblico segue le voci degli strumenti con il fiato sospeso, premiando gli interpreti con prolungati applausi.
Rientra quindi la componente vocale, preparandosi ad eseguire il difficile Kyrie per doppio coro e doppia orchestra: un brano intellettuale, che in alcuni punti sembra proporsi una sfida matematica più che un effetto musicale. Quando al solenne incipit subentrano i due cori, con le dissonanze di un cromatismo ardito e dissonante, però, l’esito è inevitabilmente emotivo.

Le vibrazioni che rendono così difficile l’esecuzione per i cantori trasmettono invece al pubblico tutta la drammaticità di una richiesta di perdono, tutto il trepidante sentimento di una precarietà vissuta. La seconda parte del pezzo (“Christe eleison”) è affidata alle sole voci femminili e la richiesta di redenzione, pur iniziando con toni dimessi, ben presto prende le mosse di un fugato brillante, per quanto malinconico. Il Kyrie finale introduce una fuga incontenibile, con frasi strette ed incisive, un “eleison” ripetuto ossessivamente, fino all’accordo finale, che, con una soluzione cara all’autore, trasforma l’iniziale re minore in un allegro e fiducioso re maggiore, affidando la modale allo squillo dei soprani.

Protagonista dell’ultima parte del concerto è una delle composizioni più famose dell’autore veneziano: “Gloria”. Coro strumenti solisti e direttore sono un’unica voce fra i marmi della chiesa: il primo solenne “Gloria”, la lenta e sfumata fuga di “Et in terra pax”, quindi “Laudamus te” per le voci soliste, sigillato dall’omoritmico “Gratias agimus tibi”. Quindi un’altra concitata fuga, “Propter magnam gloriam”, in cui il soggetto passa da una sezione all’altra quasi senza l’intervento di controsoggetti. Dolcissima la pastorale “Domine Deus”, per soprano solo, cui il coro risponde con un impertinente “Domine Fili Unigenite” che contrappone le voci scure a quelle più chiare in un ritmo giambico e gioioso.

Subito però i toni si smorzano nel più pacato “Agnus Dei”, che alterna l’invocazione del contralto solista alla preghiera dell’intero coro; ancora al contralto è affidato “Qui sedes ad dexteram”, disteso e malinconico. Il componimento si avvia alla conclusione con una ripresa del tema iniziale (“Quoniam tu solus Sanctus”) e la fuga “Cum Sancto Spiritu”, che ancora una volta alterna un soggetto a valori larghi ed un controsoggetto più veloce.

Al di là del ben noto fascino dei componimenti di Vivaldi, il coro dell’Università di Pisa si conferma con questo concerto interprete entusiasta e competente del repertorio musicale più vasto. L’alto numero di cantori, la varietà della loro provenienza e preparazione, lungi dal rendere disomogeneo o incerto l’insieme, danno vita invece ad un amalgama composito ed originale, in cui l’affiatamento fra animi, voci e direttore è percepibile in ogni momento dell’esecuzione, coinvolge il pubblico, regala, a chi ascolta e a chi suona, emozioni irripetibili. In questo, la Tuscan Chamber Orchestra è elemento importantissimo: professionale ed entusiasta si allaccia alle potenzialità ed alle difficoltà del coro, dando vita ad un insieme trascinante.
E questo risultato è stato ben percepibili, grazie all’entusiasmo del pubblico, che con applausi entusiasti ha richiesto il bis e salutato voci e strumenti con grida di apprezzamento.

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